Una Super-Terra vicina alla nostra

This artist’s impression shows the exoplanet LHS 1140b, which orbits a red dwarf star 40 light-years from Earth and may be the new holder of the title “best place to look for signs of life beyond the Solar System”. Using ESO’s HARPS instrument at La Silla, and other telescopes around the world, an international team of astronomers discovered this super-Earth orbiting in the habitable zone around the faint star LHS 1140. This world is a little larger and much more massive than the Earth and has likely retained most of its atmosphere.
Rappresentazione artistica di una Super-Terra. Crediti: ESO.

Il TNG-Telescopio Nazionale Galileo ha permesso di caratterizzare una nuova Super-Terra grazie al potente cacciatore di pianeti extrasolari, HARPS-N.

La scoperta ha richiesto l’analisi di 151 spettri ad alta risoluzione della stella GJ 625 (distante appena 21.2 anni luce dal Sole), raccolti in tre anni e mezzo grazie a questo strumento.

Il progetto ha coinvolto la comunità italiana di Gaps (Global Architecture of Planetary Systems), l’Institut de Ciències de l’Espai de Catalunya (Ice), e l’Instituto de Astrofísica de Canarias (IAC), e ha visto la partecipazione delle astronome e degli astronomi Laura Affer, Giuseppina Micela, Jesus Maldonado e Antonio Maggio, tutti astronomi dell’INAF-Osservatorio Astronomico di Palermo.

Il pianeta, con una massa di 2.8 masse terrestri, orbita con un periodo di 14.63 giorni a una distanza di 0.078 unità astronomiche (circa 12 milioni di km) dalla sua stella, ossia all’interno della fascia di abitabilità, la regione attorno una stella dove un pianeta può ospitare acqua allo stato liquido.

Per saperne di più: Media INAF: Vista al Tng una super-Terra a 21 anni luce

Grande, caldo e nuvoloso: ecco a voi Hip 65426b

L’immagine, presa nella banda del vicino infrarosso, mostra l’esopianeta (in basso a sinistra) in orbita attorno alla stella Hip65426 (la cui posizione è indicata dalla croce). La luce della stella centrale è bloccata da un coronografo. Crediti: Eso/Sphere Consortium/G. Chauvin et al.
L’immagine, presa nella banda del vicino infrarosso, mostra l’esopianeta (in basso a sinistra) in orbita attorno alla stella Hip65426 (la cui posizione è indicata dalla croce). La luce della stella centrale è bloccata da un coronografo. Crediti: Eso/Sphere Consortium/G. Chauvin et al.

HIP65426b è il nome del primo pianeta scoperto e immortalato da SPHERE, lo strumento installato presso il Very Large Telescope dell’ESO all’Osservatorio del Paranal in Cile. Si tratta di un pianeta gioviano caldo e polveroso, con una massa che oscilla tra le 6 e 12 masse gioviane, in rapidissima rotazione attorno alla sua stella che si trova ad una distanza che è circa pari a tre volte la distanza tra Nettuno e il Sole. La stella madre è membro della giovane e relativamente vicina associazione stellare dello Scorpione-Centaurus ad una distanza di 390 anni dalla Terra.

Lo strumento utilizzato per questo studio, SPHERE, è altamente complesso, e combina tre tecniche all’avanguardia e molto sofisticate. La prima di queste tecniche è l’ottica adattiva. Si tratta di una procedura complessa volta a correggere gli effetti di distorsione dell’atmosfera terrestre e dello strumento stesso, in modo da produrre immagini nitide dell’esopianeta e con miglior contrasto. Il secondo processo utilizzato è la coronografia, impiegata per sopprimere la luce della stella in modo da far emergere ciò che si trova nelle sue immediate vicinanze. L’uso dei coronografi è fondamentale per diminuire la luce della stella ed evidenziare la presenza del pianeta.

Un’ulteriore tecnica utilizzata da SPHERE è nota come polarimetria differenziale e sfrutta la differenza tra la “luce” del pianeta e quella proveniente dalla stella in termini di polarizzazione e colore. Infatti, nella banda ottica i pianeti brillano di sola luce riflessa della stella. A differenza della luce stellare che non è polarizzata, quella riflessa dal pianeta ha un certo grado di polarizzazione e questo consente di poter individuare direttamente il pianeta.

Per ulteriori informazioni, la notizia è disponibile su Media INAF

Al GAL Hassin di Isnello alla ricerca di nuovi mondi

Il team GAPS al Parco Astronomico GAL Hassin di Isnello.
Il team GAPS al Parco Astronomico GAL Hassin di Isnello.

Coinvolti università e vari istituti INAF-Istituto Nazionale di Astrofisica. I ricercatori hanno visitato il Centro Astronomico ritenendolo di grande interesse scientifico e per le attività didattiche e divulgative che lo stesso è in grado di svolgere grazie al Planetario e alle strumentazioni presenti che, a breve, verranno completate con i nuovissimi exhibit nelle sale museali. “Un’eccellenza in grado di coniugare ricerca astrofisica di altissimo livello – con il telescopio WMT-Wide-field Mufara Telescope che verrà collocato su Monte Mufara (1865 m) – e divulgazione delle conoscenze scientifiche” ci dice Sabrina Masiero, astrofisica che lavora al Centro GAL Hassin e all’INAF-Palermo.

“È stato fatto il punto del progetto in cui abbiamo trovato un numero notevole di pianeti di piccola massa intorno a stelle vicine al nostro Sole”, racconta Giusi Micela, Direttore dell’INAF-Osservatorio Astronomico di Palermo, “i pianeti di piccola massa sono quelli interessanti perché si avvicinano di più alla nostra Terra”. “Inizia una seconda fase nel programma GAPS”, continua Aldo Bonomo dell’INAF-Osservatorio Astrofisico di Torino, “si studieranno meglio la formazione e l’evoluzione dei pianeti giganti cercando nuovi pianeti attorno a stelle giovanissime e si punterà, in particolare, sulle atmosfere dei pianeti giganti caldi per cercare alcune molecole come l’acqua per capire dove si è formato il pianeta”.

 

A Palermo, e si concluderà a Isnello, un meeting sui Nuovi Mondi

Rappresentazione artistica di un sistema planetario col logo GAPS. Crediti: NASA-JPL/Caltech
Rappresentazione artistica di un sistema planetario col logo GAPS. Crediti: NASA-JPL/Caltech

Ricercatori e astronomi di tutt’Italia e d’Europa a convegno

Dal 15 al 17 maggio 2017 si svolgerà a Palermo, organizzato dall’INAF – Osservatorio Astronomico, nella sede dell’ Orto Botanico e si concluderà a Isnello, presso il Parco Astronomico GAL Hassin, il X° meeting di GAPS – Global Architecture of Planetary Systems. Tre giorni intensissimi per fare il punto sui risultati e sulle aspettative del programma di osservazione dell’INAF- Istituto Nazionale di Astrofisica per la caratterizzazione dei sistemi planetari.

GAPS è partito ufficialmente nell’agosto 2012 con l’entrata in funzione dello strumento HARPS-N, il più potente cacciatore di pianeti extrasolari dell’emisfero boreale montato al TNG – Telescopio Nazionale Galileo, che ha sede a La Palma, Isole Canarie. Quest’anno ad HARPS-N verrà affiancato lo strumento GIANO, un secondo potente spettrometro per lo studio dei pianeti extrasolari che permetterà di fare osservazioni anche nell’infrarosso, oltre che nel visibile. Un grande occhio che aumenta la sua capacità di visione. Questi due strumenti combinati, infatti, danno vita a GIARPS. Quando la luce della stella osservata entra all’interno di GIARPS, la parte ottica e quella infrarossa della luce vengono separate. La parte ottica della radiazione viene deflessa verso HARPS-N mentre quella infrarossa verso GIANO. Nell’infrarosso sarà possibile osservare stelle molto attive, oltre che oggetti freddi come le stelle rosse, molto comuni, e attorno alle quali sono stati trovati molti nuovi mondi.

E da GIARPS si aspettano grandi risultati!